Fai attenzione a quello che chiedi – parte seconda

luglio 25, 2017 2:23 pm Published by Leave your thoughts

È importante porre delle domande ai propri collaboratori per capire che cosa li motiva a lavorare nel migliore dei modi. Ma devi essere in grado di gestire anche le risposte.

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Ben ritrovato.

Se stai leggendo questo post probabilmente hai già letto il mio precedente Fai attenzione a quello che chiedi. Se non lo hai ancora letto allora ti consiglio di farlo subito.

In quel post infatti raccontavo di quanto importante sia porre delle domande ai propri collaboratori per capire cosa li motivi a lavorare nel miglior dei modi. CHIEDI A LUI, NON PRESUMERE.

E dopo che hai chiesto VERIFICA che quello che ti dice corrisponda alla realtà.

Perché hai bisogno di verificare? Non certo perché il nostro collaboratore sia in cattiva fede e si diverta a sviarci nelle nostre indagine di buon leader che vuole valorizzare al meglio le sue persone, (beh, forse qualche zuzzurellone in azienda si trova 😉 ma non è questo il caso in questione).

La verità è che non sempre quello che pensiamo di volere, sia davvero ciò di cui abbiamo bisogno per sentirci motivati.

Ad esempio, a livello razionare, il tuo collaboratore potrebbe dirti che per sentirsi motivato ha bisogno di avere maggiore spazio di manovra ed autonomia decisionale.

Tu lo fai, gli affidi un processo e lo lasci libero di scegliere come organizzarlo e gestirlo. Diradi gli incontri: smetti di confrontarti con lui quotidianamente e lo fai solo saltuariamente.

Hai risposto alla sua richiesta e dormi sereno perché pensi di averlo motivato.

In realtà lui si sta schiantando. Tutto quel carico di responsabilità lo sta schiacciando, non solo questo modo di lavorare non lo motiva anzi, si sente fortemente demotivato perché non riuscendo a gestire tutto, si dimentica le cose, le lascia a metà e non porta a casa i risultati.

Bene, ti basta questa piccola esperienza per comprendere che quello che il tuo collaboratore credeva fosse motivante per lui, in realtà, non lo era affatto.

Allora riprendi in mano la situazione. Gli indichi la strada: gli dai procedure chiare, obiettivi definiti e risultati da perseguire.

Ecco, che il tuo collaboratore torna alla vita. Riinizia a essere molto produttivo, è nuovamente attivo e propositivo e iniziano anche a ricrescergli i capelli 😊 .

Il tuo collaboratore ti ha chiesto AUTONOMIA ma in realtà aveva bisogno di SICUREZZA.

Questo è solo un esempio e non è detto che sia perfettamente calzante con la tua realtà.

Tutto questo per tornare all’ultimo aspetto trattato nel mio ultimo post, ovvero come gestire le risposte che ti danno i tuoi collaboratori, alla tua domanda “cosa ti farebbe essere più soddisfatto nella tua professione?

Il mese scorso internamente abbiamo condotto un questionario sul clima aziendale. Molte belle conferme da una parte 😊 e tante altre gatte da pelare dall’altra ☹ .

Il personale ha fatto delle richieste bene specifiche, non tutte facili da gestire e a cui rispondere.

E come dicevo nel post precedente: “il fatto che tu chieda al tuo collaboratore cosa dovrebbe succedere perché possa lavorare nel migliore dei modi, non ti obbliga necessariamente a soddisfare tutte le sue richieste”.

C’è un obbligo a cui però sei tenuto. E questo ci porta alla terza regola di base della valorizzazione delle persone: DAI SEGUITO ALLE RICHIESTE!

Cosa vuol dire dare seguito?

Non lasciare nel vuoto la richiesta. Dai una risposta ad ogni richiesta, che sia essa positiva o negativa, RISPONDI!

Ciò significa che per ogni richiesta, suggerimento o proposta il tuo approccio potrà essere di questo genere:

  1. Grazie per il feedback. Apporteremo questa soluzione nel più breve tempo possibile perché ci rendiamo conto che è di estrema importanza per il benessere dell’azienda. Grazie per il tuo contributo”.

Questo nel caso in cui accogli la richiesta. Oppure potresti dire:

  1. Grazie per il feedback. Non possiamo dare seguito a questa richiesta perché non ci sono le condizioni operative (economiche/organizzative) perché questo elemento porti dei benefici all’azienda. Grazie per il tuo contributo”.

Questo nel caso in cui non puoi accogliere il suggerimento. Oppure potresti rispondere in quest’altro modo:

  1. Grazie per il feedback. In questo momento non possiamo implementare questo cambiamento perché non ci sono le condizioni. Siamo disposti a riparlarne alla fine dell’anno verificando che le condizioni siano più propizie. Grazie per il tuo contributo”.

Credo che sia abbastanza evidente quali siano i passaggi fondamentali di queste tre risposte:

  • ringrazia;
  • comunica cosa farai in seguito a quella proposta/richiesta/suggerimento;
  • spiega il perché della tua decisione;
  • ringrazia.

In conclusione, da coach ti dico che per porre una buona domanda estrattiva ci vogliono sana curiosità e tecnica, da imprenditrice ti dico che per gestire le risposte che arrivano ci vogliono lucidità, centratura e ottime doti di leadership.

E allora, fai molta attenzione a quello che chiedi ma anche a quello che rispondi 😉 .

Sabina Morreale

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