T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.

settembre 8, 2017 11:19 am Published by 1 Comment

Dialogo ad occhi aperti tra un padre e sua figlia.

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FIGLIA: “Papà… papà…. Stanotte ho fatto un sogno! Ho sognato che, come Paperon de Paperoni, nuotavo in un deposito tutto pieno di monete… mi tuffavo… gettavo in aria i soldi… mi immergevo. Era proprio divertente!”

PAPÀ: “Ma avevi gli occhi chiusi o aperti?”

F.: “Chiusi papà… stavo dormendo! Perché, si chiamano sogni anche le fantasie fatte ad occhi aperti?”

P.: “Certo cara: i sogni fatti ad occhi chiusi svaniscono appena messi i piedi fuori dal letto, ma solo i sogni ad occhi aperti si possono realizzare.”

F.: “Bello! Mi insegni a sognare ad occhi aperti?”

P.: “Nessuno ci insegna a sognare. La vita, che è dentro di noi, ci stimola ad avere delle idee e delle intuizioni per fare in modo che il meglio di noi possa emergere, possa esprimersi. Purtroppo viviamo in un mondo che tende ad appiattirci, a farci desiderare ciò che vuole il mercato; tende a decidere per noi. Ci dice: stattene comodo che io penso per te… e noi, inseguendo sogni che altri ci disegnano, poi ci sentiamo vuoti e non ne sappiamo il perché. Altre volte, invece siamo noi stessi che ci impediamo di sognare, perché abbiamo paura; non vogliamo cambiare, non vogliamo muoverci dalla nostra zona di confort. Ma sono sicuro che tu sia già brava a sognare ad occhi aperti!”

F: “Papà, hai ragione. In effetti, sono espertissima a sognare ad occhi aperti: immagino cosa farò da grande, i personaggi strambi che desidero essere, i posti che mi piacerebbe visitare… ma non riesco a dirli questi sogni, perché mi vergogno. Forse perché è come se svelassi un segreto, o qualcosa di intimo. Penso che siano cose strane o fantasie irrealizzabili, ma mi sento bene in questo tipo di sogni.”

P: “Ti ricordi quel libro che abbiamo letto insieme? Parlava di un ragazzino che sapeva quale fosse la sua Leggenda Personale: aveva tutto chiaro e gli sembrava tutto possibile. Non aveva paura di sognare e di desiderare quello che avrebbe voluto fare nella propria vita[1]. Ascoltando le tue parole mi risulta chiaro che, oggi, più che imparare a sognare dovremmo imparare a credere nei nostri sogni, e per farlo dobbiamo riuscire a restare in contatto con la nostra natura personale, con le nostre intuizioni profonde, prima che qualcuno rubi o contraffaccia i nostri sogni.”

F.: “Papà… Il mio amico Stefano dice che da grande farà il commercialista, come il suo papà; così è sicuro di guadagnare tanti soldi.”

P.: “Che il tuo amico abbia già le idee così chiare, mi fa piacere; ma spero per lui che il suo sogno non sia quello di guadagnare molto, altrimenti penso che non si realizzerà. I soldi sono un falso sogno che non scaldano il cuore, e quindi non aiutano a raggiungere la propria leggenda personale. Se invece gli piacciono i numeri, la contabilità, i bilanci, nel tentativo di lavorare con questi suoi piaceri, i soldi arriveranno sicuramente di conseguenza. Perché lavorerà facendo quello che gli piace.”

F.: “Ma papà… I grandi fanno sempre il lavoro sognato?”

P.: “Purtroppo no, piccola. Un sondaggio pubblicato dal Daily Mail, di qualche anno fa, rivelava che solo una persona su sette fa il lavoro dei propri sogni. Una buona parte delle persone fa un lavoro che non ama o che non sognava di fare. La metà di questa maggioranza di delusi, a 50 anni dice che, se si presentasse l’occasione giusta, sarebbe pronta a cambiare lavoro. La consolazione, per molti, potrebbe essere guadagnare bene o molto bene; ma il 30 per cento degli interpellati rinuncerebbe volentieri a un lavoro ben remunerato, in cambio di un lavoro più gratificante. Anche il sondaggio ci dimostra che i soldi, da soli, non fanno la felicità. Ed io, aggiungo, per chi si dice pronto a cambiare, che è necessario prima ricominciare a sognare.”

F.: “Ma tu papà hai dei sogni?”

P.: “Mmm… ne avevo uno molto grande, che si è realizzato quando ho incontrato la tua mamma. Poi ne ho altri più piccoli, uno anche per la mia impresa.”

F: “Perché? Anche le imprese hanno i sogni?”

P: “Non tutte le imprese li hanno. Ma se l’imprenditore vuole farsi seguire dai suoi dipendenti e dalle persone che hanno a che fare con l’impresa, è importante averlo altrimenti come può contagiare gli altri? È utile che un imprenditore costruisca la sua impresa partendo da un sogno, ma che sia entusiasmante, talmente grande che crei un po’ di disagio, che metta in gioco i valori e le emozioni, che non includa solo la vita dell’imprenditore, ma di tutti i soggetti che entreranno in contatto con l’impresa. Solo con un sogno così definito, l’imprenditore costruirà la sua leadership, saprà accendere i suoi collaboratori, saprà costruirsi la squadra che gli permetterà di raggiungerlo. Anche perché nell’impresa, come nella vita, non riesci a realizzare grandi imprese da solo. Hai bisogno degli altri e devi fare in modo di trovarli questi altri.”

F: “Ma la tua impresa ha un sogno?”

P.: “Sì… educare 10.000 imprenditori a saper leggere e capire, nel loro bilancio, i numeri fondamentali da gestire, per migliorare in maniera continuativa il loro cash flow e arricchire le persone della loro impresa: collaboratori, clienti, fornitori.”

F.: “Bello papà… e lo hai raggiunto?”

P.: “No, piccola… è appena nato. Ci giocherò un po’ per i prossimi anni!”

 

Note:

[1]  Paulo Coelho, l’Alchimista, Bonpiani 2008. Il libro prosegue narrando che, a mano a mano che il tempo passava, una misteriosa forza cominciava a tentare di dimostrare al ragazzino come fosse impossibile realizzare la Leggenda Personale; ma il protagonista trasformava questa forza a proprio favore, allenando il suo spirito, la sua volontà, la sua tenacia a non mollare mai.

Pieluigi Turla feat Daniela Corioni

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1 commento

  • E bravo Pierluigi, tutti voi di “G.P.”vi siete “contaminati” positivamente. Con questo bel dialogo hai condiviso idee, valori, metodi in cui anch’io credo, grazie ai vostri corsi di impresa. Ci vediamo prossimamente!

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